La Sindrome delle Gambe senza Riposo (RLS) si associa molto spesso ad una carenza di ferro, sia all’insorgenza della sintomatologia che nelle fasi di peggioramento dei sintomi, per cui è molto importante valutare i livelli ematici di sideremia, ferritina e transferrina ogni qual volta sono presenti sintomi indicativi di RLS.
Il motivo per cui il ferro è importante nella RLS è che esso rappresenta un importante cofattore per la tirosina idrossilasi, enzima fondamentale per la produzione di dopamina la cui disfunzione rappresenta la causa principale dei sintomi.
Vari studi autoptici e di Risonanza magnetica hanno confermato come nei nuclei della base dell’encefalo, soprattutto sostanza nigra e putamen, vi sia una ridotta quantità di ferro nei pazienti con RLS, così come studi sul liquido cerebrospinale hanno evidenziato una ridotta quantità di ferritina, indicativo di carenza di ferro nel sistema nervoso centrale.
Sebbene i valori ematici non sempre siano indicativi della quantità di ferro a livello cerebrale poichè in una parte dei pazienti con RLS si possono riscontrare valori ematici nella norma e comunque avere un ridotto quantitativo di ferro a livello cerebrale, è sempre indicato monitorare i livelli di sideremia, ferritina e transferrina nei pazienti con RLS, anche perché a livello clinico non esistono test per valutare il quantitativo di ferro intracerebrale. Tanto più sono elevati i livelli ematici di ferro, tanto maggiore è la quantità di ferro che supera la barriera ematoencefalica ed entra nel cervello.
Va specificato che valori di laboratorio considerati nella norma per la popolazione generale, non sempre sono da considerarsi tali nei pazienti con RLS. Un valore di ferritina inferiore a 75 ng/mL richiede sempre un trattamento di reintegrazione del ferro se si associa ad una saturazione di transferrina inferiore al 45%. Una saturazione superiore al 45% non richiede mai una terapia di ferro.
Il reintegro del ferro nel sangue può essere effettuato sia mediante terapia orale che endovenosa e la scelta del tipo di trattamento dipende da vari fattori.
Innanzitutto la terapia orale è indicata solo per valori di ferritina inferiori a 75 ng/mL poiché livelli più alti riducono l’assorbimento intestinale, già molto basso con il trattamento orale.
Altri fattori limitanti sono gli effetti collaterali a livello gastrico, spesso non tollerati dai pazienti, e la scarsa risposta: se dopo tre mesi di trattamento non si evidenzia un aumento dei livelli ematici di ferro, è necessario prendere in considerazione la terapia per via endovenosa, sempre necessaria per valori di ferritina >75 ng/mL, purchè inferiori a 300 ng/mL e con saturazione della transferrina inferiore al 45%. Bypassando l’assorbimento gastrico, il ferro endovena ripristina rapidamente livelli elevati nel sangue ma per un effetto clinico evidente è spesso necessario attendere anche 3-6 settimane. Il trattamento endovena andrebbe fatto in situazioni in cui è possibile intervenire con tecniche rianimatorie poiché, anche se è una evenienza molto rara (1:200,000), può scatenare una reazione allergica, anche anafilassi.
Quindi, sia in pazienti alla diagnosi che in caso di peggioramento dei sintomi della RLS, è sempre necessario valutare se il paziente ha una carenza di ferro, nel qual caso, prima ancora di iniziare una terapia specifica o di modificare la terapia in corso, è opportuno fare un trattamento con ferro che potrebbe già essere sufficiente a migliorare il quadro clinico.
BIBLIOGRAFIA
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